La paffuta portoricana Monica Puig, recente giustiziatrice di Sara Errani ad Acapulco, è stata estromessa iersera dal torneo. Ad esserle fatale, l'ormai spento ma comunque solido palleggio dell'ex bimba prodigio Sesil Karatantcheva, capace di raggiungere i quarti del Rolando nel 2005 prima di compiere sedici anni e di imboccare un precocissimo viale del tramonto funestato da un'oscura storia di nandrolone. Fatto sta che la bulgara, poi kazaka, forse ora nuovamente bulgara, di sicuro una personalità complessa, nel 2015 ha ottenuto come miglior risultato il terzo turno nelle qualificazioni di Auckland, dov'è stata brutalizzata dalla Radwanska minore, e nel 2014 vanta un quarto all'international di Quebec City, perso maluccio da Mirjana Lucic-Baroni. Eppure ieri ha superato la Puig, che spenderà pure una discreta porzione dei prize money in ristoranti, ma che rimane una potenziale stellina in graduale ascesa. E che, giusto ieri, aveva annientato la Errani. Morale della favola? Per fortuna non esiste la proprietà transitiva, nel tennis.
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venerdì 27 febbraio 2015
giovedì 26 febbraio 2015
La domanda è scomoda, ma qualcuno deve fare lo sporco lavoro. E dunque: come faceva, Sara Errani, a vincere le partite sul veloce? Davvero, la questione mi sta turbando da tempo. Ieri, nel dormiveglia, mentre ad Acapulco andava in scena il match di secondo turno di "Sarita", le fucilate in risposta di Monica Puig, che ripetutamente si faceva beffe del curioso movimento con cui la faentina rimette la palla in gioco, avevano le sembianze dei peggiori incubi. Le vittorie sul "duro" della Errani, semplicemente, non potevano essere. Solo che, qualche anno fa, le sue partite avevano le fattezze dei sogni.
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